IL RISO MARATELLI E MARIO MARATELLI

Anno di scoperta 1914   Anno di diffusione 1921

Il riso Maratelli “nasce” ad Asigliano Vercellese nell’estate  dell’1914, quando il coltivatore Mario Maratelli individua e seleziona  in una sua risaia una pianta di riso che risulta diversa da tutte le altre piante della varietà Chinese Originario che coltiva in quel campo. La pianta porta pannocchie più lunghe, più pendule e con un maggior numero di granelli, pannocchie che presentano una colorazione gialla, tipica della completa maturazione e quindi prossime alla raccolta.
Il risicoltore Maratelli raccoglie queste pannocchie già mature, le isola, le confeziona per la conservazione, con l’intento di seminare queste “diverse” cariossidi l’anno successivo.
L’anno seguente provvede a seminare le poche cariossidi, così isolate su un piccolo appezzamento, seguendo con attenzione tutto il ciclo biologico delle piante che ne derivano.
Nota il grado di accestimento della pianta madre, e rileva soprattutto la precocità di maturazione rispetto alle altre cultivars coltivate.
Il Maratelli osserva lo sviluppo vegetativo delle piante e confronta tali caratteristiche con quelle delle piante di altre varietà evidenziando alcuni aspetti positivi.
Questi sono:
Precocità della maturazione. Queste piante maturate precocemente si possono mietere prima e quindi la raccolta risulta anticipata rispetto alle altre varietà. Il risone così ottenuto viene trebbiato e essiccato naturalmente sulle aie già nel mese di settembre, sfruttando la maggior temperatura del giorno e il più lungo periodo di luce, quindi non bisogna attendere, come per le altre varietà, il variabile mese di ottobre, con le sue mutevoli condizioni climatiche.
Miglior produzione. Grazie a una più rapida e completa essiccazione, la  produzione risulta qualitativamente migliore e di più facile conservazione. Tale produzione anticipata è disponibile immediatamente sul mercato, quindi si possono spuntare prezzi più vantaggiosi.
Le nuove piante assicurano una produzione quantitativamente maggiore rispetto alle altre varietà, dando anche una produzione unitaria secca di 65 quintali per ettaro.
Miglior utilizzo del terreno. Le risaie che ospitano le nuove piante si presentano vuote a fine settembre, permettendo l’utilizzo anticipato dei campi per altre colture poste in successione (in quegli anni) alla coltura del riso (grano, prato, ecc.).
Valutate e apprezzate le caratteristiche agronomiche, restano da provare le caratteristiche del riso bianco ricavabile da tali piante.
Mario Maratelli sottopone alla lavorazione una piccola  partita di cariossidi di risone per ottenere riso bianco; il riso bianco così ottenuto, oltretutto con notevole facilità di lavorazione meccanica, offre una buona resa.
Il chicco di riso bianco viene provato in cucina per preparare i classici piatti (risotto, panissa, riso in brodo…) e ancora una volta il nuovo riso trova ampi consensi in quanto tiene bene la cottura, si lega molto bene con gli altri ingredienti.
ll Maratelli, dopo alcuni anni di coltivazione in piccolo, aumenta anno per anno la superficie dedicata a queste cariossidi diverse, arrivando a investire interi campi, e tutte le produzioni ottenute confermano stabilmente le buone caratteristiche rilevate.
Il Maratelli, convinto della bontà della sua intuizione, iscrive al Registro Nazionale delle varietà il nuovo riso. Siamo giunti nel 1921 e il riso Maratelli inizia la sua grande avventura che  arriverà fino agli anni ottanta.
La nuova varietà si diffonde nel basso vercellese con rapidità, e in pochi anni subentra alle altre storiche varietà imponendosi e mantenendo per moltissimi anni una posizione da primato.
Per tanti anni la tecnica di coltivazione risicola si era praticamente mantenuta costante, fatta eccezione per l’adozione di nuove varietà e per il ricorso alla concimazione minerale.
Il Maratelli si fa sempre più apprezzare anche dai consumatori, che lo richiedono quale riso ideale per cucinare i tradizionali primi piatti. Per molte persone Maratelli è sinonimo di buon riso del riso della “DOMENICA”, e questo nome si diffonde non solo nel Vercellese, ma si allarga in Piemonte, Lombardia e addirittura in Svizzera.

Negli anni ’69-’70 su una superficie nazionale di 176.000 ettari coltivati a riso, la varietà Maratelli viene coltivata su 13.500 ettari, risultando una delle varietà più diffuse (occupa l’8% delle risaie italiane).
A partire dal 1971, però, inizia la riduzione della superficie di coltivazione: il riso Maratelli comincia a decadere. Non è cambiata la varietà e non si sono modificate minimamente le sue caratteristiche botaniche o agronomiche. In cinquant’anni di coltivazione il riso ha mantenuto costanti le sue pregiate caratteristiche varietali.
Tutta la pianura vercellese si è trasformata in un’unica grande risaia stabile(inizio anni 80); una risaia che deve assicurare una sempre maggior produzione di riso per soddisfare i sempre maggior costi di produzione, e quindi deve disporre in continuazione di varietà capaci di esaltare le loro produzioni in condizioni ambientali notevolmente cambiate rispetto al passato.
Negli anni di massima diffusione colturale e commerciale del Maratelli, non si attuava la pratica del diserbo chimico, ma la monda veniva eseguita a mano e assicurava solo lo sviluppo della pianta coltivata, che cresceva in condizioni ambientali ideali e in presenza di un costante livello idrico, con le tipiche acque calde.
Alla fine degli anni 70 le tecniche di coltivazione sono notevolmente cambiate e le mondine sono praticamente scomparse, non è più tempo per il Maratelli e per altre varietà coetanee.

I pochi coltivatori che invece volevano ancora coltivare il Maratelli dovevano rispettare le sue esigenze (il riso Maratelli necessita di poca concimazione-una maggiore concimazione per cercare di aumentare la produzione non viene sostenuta dalla pianta, brucia, muore), per ottenere le classiche produzioni (65 q. per ettaro), ma queste, visti i raccolti delle altre moderne varietà (90 q. per ettaro), risultavano decisamente modeste e non più economicamente convenienti.
La storia del riso Maratelli è un paradigma del nostro tempo; con l’uso dissennato e feroce dei diserbanti chimici spariscono dalle risaie la vita e i canti delle mondine. I vantaggi del Maratelli, con l’abbandono della monda manuale, scompaiono e se ne produce sempre meno. Ma è tale la fama del nome, tale la forza commerciale, che continua a essere posto a sigillo e garanzia di sacchetti che contengono miscele di riso simili ma non il vero Maratelli.
Per mettere un argine a questo, gli eredi Maratelli (Mario è morto nel 1955) provvedono nel 1982 a togliere la varietà del riso che porta il loro nome dal registro nazionale delle varietà vegetali.
Non è questa la per fortuna la fine della storia,  perché è iniziata da qualche anno la fase del  ripensamento, del ritorno a forme più rispettose dell’ambiente e della salute dell’uomo; del ritorno a forme di coltivazioni più ecocompatibili; si allarga l’apprezzamento per le coltivazioni  tradizionali e si  fa strada la concreta possibilità di un ritorno del “Maratelli” che lo ha portato, nel 2013, ad essere iscritto nel registro nazionale delle varietà vegetali da conservazione.
Dall’anno 2015 Vittorina Maratelli ha ricostituito l’azienda di famiglia avviata nel 1911 dal nonno Mario e riportato il seme in “famiglia” riottenendo la nomina con decreto ministeriale come conservatore in purezza.

Curiosità: 

° Il riso Maratelli resta vivo con il suo patrimonio genetico presso la banca del seme dell’Ente Risi.

° A  dimostrazione della sua diffusione non ancora dimenticata dai consumatori tra gli anni 80 e l’inizio del nuovo secolo, troviamo questo nome a indicare il sacchetto di riso che compare in alcuni rebus della “Settimana Enigmistica” pubblicati nell’ anno 1999 e nell’anno 2014.

° Delle varietà che hanno avuto successo commerciale il riso Maratelli è tra le più antiche d’Italia.

(Riso Maratelli scoperto nel 1914 ma inserito nel registro nazionale vegetale nell’ anno 1922, Balilla nell’anno 1924, Arborio nell’anno 1946 ecc…).

° Riso presente nel menù di gala offerto a Gorbaciov-Bosco Marengo(AL) luglio 2002 “Forum mondiale dello sviluppo della cultura dell’ Interdipendenza”.

° Riso di casa Savoia era il riso preferito dal Re Vittorio Emanuele III. (notizia da “La Stampa” Sett. 2013)

° Il riso Maratelli e salito sull’ Arca del gusto progetto mondiale di Slow Food a difesa della biodiversità (Dicembre 2013).

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